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Musica

Published on 8 Agosto, 2015

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TANGERINE STONED su “la Piazza” di agosto

Tangerine Stoned, la (w)est coast italiana

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– E’ tornata da tempo la grande musica degli anni Sessanta e Settanta. Non è solo una moda, ma la consacrazione di una superiorità di ricerca e di idee sul piano musicale. Oggi i Doors, i Pink Floyd, la psichedelia, i grandi del rock… sono ascoltati e apprezati anche dai giovanissimi, e tanti che ragazzi che oggi vogliono fare musica partono o fanno riferimento a quell’abc.
I Tangerine Stoned sono un gruppo della Romagna, e più precisamente della provincia di Rimini, formato da Christian “Chris Jei” Gasperini (23 anni di San Giovanni, cantante e armonicista), Daniel “Daniél” Gasperini (19 anni di San Giovanni, bassista), Francesco “Captain J.” Bartolini (23 anni di Cattolica, chitarrista), e Francesco “Checco” Guerra (21 anni di Rimini, batterista).
Il gruppo nasce inizialmente solo col nome Stoned (stonato, sconvolto, rintronato), grazie ad un’idea di Chris Jei e dell’ex chitarrista del gruppo, Alessandro “Alex Key” Mastantuono, con l’obbiettivo di creare una blues band. Ma ben presto quell’idea si evolve in quello che è l’attuale progetto, ovvero creare un punto d’incontro tra la psichedelia degli anni ’60, tanto amata dalla band, e sonorità più moderne tipiche dello psych-alternative e dello stoner, influenzati da gruppi come Doors, Pink Floyd, Jimi Hendrix, Cream, Hot Tuna, Mr Elevators & The Brain Hotel, Growlers, ecc.
Dopo i primi concerti nella loro città e nelle zone limitrofe il gruppo, formato al tempo da Chris Jei, Daniél, Alex Key, Checco e Matteo “Verner” Zangheri (l’ex tastierista), s’imbatte, nel 2012, nell’etichetta parmigiana Moonlight Records, che consiglia di modificare il nome della band.
Decidono perciò di aggiungerci Tangerine (mandarino) trasformandolo nell’attuale Tangerine Stoned e sfornano, il 15 maggio 2013, il loro primo EP omonimo, composto interamente di brani originali.
Iniziano così a portare il loro disco e fare concerti in giro per l’Italia, in città quali Parma, Firenze, Reggio Emilia, Forlì, finché Verner e Checco, per problemi interni, decidono di mollare la band.
La decisione allora comporta di rivoluzionare il sound del gruppo, con una seconda chitarra: arriva quindi il chitarrista J. Barto. Dopo aver provato vari musicisti e passato il periodo di assestamento trovano l’alchimia con Fabio “Gallo” Gengarelli alla batteria, ampliando le loro influenze con gruppi quali Led Zeppelin, Black Sabbath, Blind Melon, Pearl Jam, Gomez, ecc.
Con questa formazione riescono ad incidere nel 2014 un solo singolo, il primo cantato in italiano, Bellezze Corrose, accompagnato dal video ufficiale, continuando la serie di concerti in altre città come Como e Viterbo, finché Alex Key e Gallo decidono di partire per stabilirsi all’estero.
Rimasti di nuovo in tre i Tangerine Stoned decidono di richiamare Checco alla batteria e di iniziare le audizioni per un nuovo tastierista, dopo averne provati un paio la scelta ricade su Alessandro “Lemon” Polidori, decidono comunque di tenere la tastiera come membro esterno. Attualmente il gruppo sta lavorando sui pezzi per il nuovo disco, decisi ad autoprodursi il loro primo album.
Il sound dei Tangerine Stoned passa da aggressive sonorità doom/stoner a calde ballate blues, incontrando gli immancabili pezzi psichedelici carichi di effetti. La tastiera la fà da padrona caratterizzando il brano con organi, piani elettrici e effetti per tutti i gusti in puro stile Ray Manzarek o Richard Wright.
La batteria è pura dinamicità che in un momento ti carica e nell’altro ti tranquillizza, strizzando sempre l’occhio ad uno stile tutto jazz, alla Mitch Mitchell, John Densmore, Ginger Baker.
Il basso, dal canto suo, usa giri azzeccati e molto accattivanti in perfetta armonia con la batteria, che ricordano molto quelli di Geezer Butler o di Jack Cassidy. La chitarra rifinisce il tutto con sonorità aggressive, acide, calde e armoniose o psichedeliche, a seconda dell’occasione, che rimandano a John Cipollina, Jimmy Page, ma anche a Frank Zappa.
La voce è il tocco finale: una voce dura e grezza da bluesman (ricordiamo che c’è anche un’armonica in mezzo) ma che sa quand’è il momento di acquietarsi e toccarti nel profondo, come se Jim Morrison e Robert Plant avessero dato lezioni alla stessa persona.
I testi dei Tangerine Stoned, come la loro musica, sono eterogenei, sia nello stile che negli argomenti e anche sulla scelta della lingua; i temi trattati vanno dai viaggi introspettivi e psichedelici, alla vita e alla morte, al potere della mente, rasentando a volte un nonsense tipico della beat generation.

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