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Libri Radio Talpa 77-84 di Cecco

Published on maggio 27th, 2015 | by RadioTalpa

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Radio Talpa 77 – 84, ma libera veramente

La presentazione

Domenica 19 ottobre la presentazione del libro (Centro culturale polivalente) è stata onorata da: Samuele Bersani,Piergiorgio Morosini, fra Benito Fusco, Gabriele Paci.

Titolo del libro: “…ma libera veramente” RADIO TALPA ’77-’84 Storia di una generazione” (Libro collettivo a cura di Enzo Cecco Cecchini – Edizioni La Piazza, ottobre 2014 – 15 euro).

Un omaggio

Questo lavoro vuole essere un omaggio e un riconoscimento a centinaia di ragazze e ragazzi (ma anche ai menolibro-radiotalpa-77-84 giovani) che hanno contribuito ad un’esperienza forte, intensa, forse sicuramente irripetibile: quella della Cooperativa Democratica Informazione – Radio Talpa. E’ stata una esperienza collettiva umana, culturale, sociale e politica. Uno squarcio di grande umanità che si voleva e si doveva raccontare.

Vuole essere anche un omaggio alle nostre comunità: Cattolica e Gabicce Mare in modo particolare. (Qui potete trovare il libro in tutte le edicole e librerie. Altrimenti presso la redazione de la Piazza).

Un libro collettivo

E’ un libro collettivo del quale ho l’onore di avere coordinato una mole di informazioni, ricordi, documenti, testimonianze… di spessore storico e di grandi entusiasmi.

Sin dall’inizio ho avuto due grandi preoccupazioni: deludere le aspettative di tanti amici; dimenticare qualcuno. Oltre alla memoria mia e dei Talpisti, mi hanno aiutato gli elenchi ufficiali della Cooperativa: dei soci, dei collaboratori e dei simpatizzanti. Il libro, infatti, riporta diverse centinaia di nomi.

“Mappe”

Il volume (320 pagine) si conclude con un ricco capitolo intitolato Mappe; sostanzialmente è un’altro libro, dove personaggi prestigiosi di caratura nazionale hanno onorato questa impresa. Sono Focus su tanti argomenti che avevano bisogno di approfondimenti di qualità fatti da personaggi rappresentativi e competenti: Annamaria Bernucci, Samuele Bersani, Alessandro Bondi, Maurizio Castelvetro, Carlo Clericetti, Vittorio D’Augusta, Stefano De Luca, Marcello Di Bella, fra Benito Fisco, Gianfranco Miro Gori, Gianluca Magi, Piergiorgio Morosini, Gabriele Paci, Goffredo Pallucchini, Alessandro Roveri, Vincenzo Sparagna, Antonio Zavoli, Collettivo Donne Cattolica-Gabicce Mare. Inoltre raccoglie una trentina di Testimonianze Talpiste.

La narrazione

La narrzione del libro intreccia l’esperienza di Radio Talpa (fine 1976-1984) con quello che succedeva (o era successo) in Italia e nel mondo, dal 1974 al 1985. Perché anche noi eravamo il frutto di un vento di cambiamento ampiamente diffuso e avvolgente.

Cattolica 1974-1985

In sostanza questo libro è un piccolo trattato di storia, dove (a grandi linee) si può leggere quello che è successo dal 1974 al 1985. Anche a Cattolica, grazie ad una ricerca sui Notiziari comunali di quegli anni. Si possono conoscere tutte le tappe della crescita della nostra città (quella che conosciamo dagli anni 2000), chi erano gli amministratori e consiglieri comunali, il varo di infrastrutture decisive… e poi il grande impegno in campo culturale. In particolare il Centro culturale polivalente, che Radio Talpa ha avuto l’onore di inaugurare il 27 febbraio del 1983 con la mostra fotografica “Giovani sparsi nella città doppia”.

Nostalgia?

Il libro (ma anche gli altri eventi per il 30° di Radio Talpa) sono solo un’operazione di nostalgia? Solo in piccola parte… si era giovani e una botta di gioventù non fa mai male. Ma è una lettura riduttiva. C’è, invece, un recupero-rilettura di un periodo storico che nella narrazione locale manca e in quella nazionale risulta distorta. Si ripropone alla visione e al giudizio pubblico chi eravamo (i volti e i nomi) e soprattutto cosa hanno fatto nel nostro territorio queste centinaia di ragazze e ragazzi (con documenti, fotografie, iniziative, ecc.).

La generazione anni ’60-’80

E’ la generazione degli anni Sessanta che porta al ’68, e quella successiva degli anni Settanta che porta al ’77 e alla prima metà degli anni Ottanta (quella del grande riflusso). La narrazione storica ufficiale inchioda la prima (il ’68) come quella “casinara” e che si vuole abbia segnato “l’inizio di tutti i guai del nostro Paese”. La seconda (anni ’70) è quella che si vuole marchiata dalla “violenza” e degli “anni di piombo”.

Questa è una lettura volutamente strumentale, dove il 5% di ciò che è diventato violenza e lo 0,01% di ciò che era terrorismo viene spalmato su tutto il 100% per costruire un giudizio negativo.

Una narrazione volutamente distorta

Eppure questa lettura volutamente alterata è stata applicata ad una intera generazione.

Il titolo di questo libro poteva essere benissimo: “Ma quali anni di piombo!!!”…

Perché col libro (e tutto il resto delle iniziative) si vuole dimostrare che non è vero, che milioni di giovani erano positivi, costruivano, erano creativi, che rappresentavano la parte migliore della società italiana. L’esperienza di Radio Talpa lo vuole testimoniare e dire che anche nelle piccole città c’erano tanti giovani (e non solo) che costruivano. Ed erano migliaia queste esperienze e proliferavano giorno dopo giorno nel nostro Paese.

Un riscatto per la generazione dell’impegno

Nel nostro piccolo vogliamo (è forse esagerato?) riscattare e ricollocare nella giusta posizione storica quella generazione. Mettiamo al centro il riscatto della generazione dell’impegno (culturale, sociale, politico). Un riscatto non auto-assolutorio né nostalgico, ma con il fermo intento di dipanare il fumo (anche dei fumogeni della polizia, spesso…) dall’arrosto dei fatti. E’ un omaggio alla generazione dell’impegno, quella che ha messo la faccia, che ha sacrificato molto, che ha contestato gerarchie insolenti, potenti arroganti, bigottismi, mediocrità… e poi è stata criminalizzata. Tantissimi ragazzi di quella generazione hanno pagato, molti anche con la vita.

Perché questa generazione è stata criminalizzata

Perché è successo? Perché dopo l’epica stagione della Resistenza c’è stata una generazione che voleva cambiare veramente le cose, che diceva basta ingiustizie sociali, basta guerre, basta mafie, basta inquinamento e saccheggio del territorio… che invocava il bisogno di bellezza (ma non quella estetica del palestrato, della chirurgia plastica e delle riviste patinate), ma la bellezza interiore che diceva che il “personale è politico”.

“Il personale è politico”

Non era solo uno slogan, voleva dire mettersi in discussione, contestare anche il proprio privato egoista condizionato da mode e luoghi comuni, perché era necessario che ogni persona si facesse carico dei problemi degli altri e del mondo. Questo è un sano concetto laico di solidarietà.

Questa generazione faceva paura perché il cambiamento lo stava praticando davvero, costi quel che costi. Una generazione che si era assunta sulle sue spalle l’intera responsabilità di questo cambiamento e che cercava coraggiosamente di avvicinare la distanza “puntinata” tra il possibile e l’utopia.

Le colpe dello Stato

Ma di fronte aveva uno Stato assente, incompetente, autoritario e repressivo (cioè stupido). Ecco allora la tenaglia per distruggere e umiliare quella generazione: le stragi (anche di Stato), la repressione, l’utilizzo della mafia e delle bande fasciste, la narrazione servile dei media, il massacro con l’eroina… che trovava la sponda strumentale in una mentalità bigotta e perbenista molto diffusa.

Lo status quo non si tocca

Lo status quo non poteva essere modificato! L’Italia doveva essere (e deve continuare ad essere, purtroppo) un Paese a sovranità limitata! La sua classe dirigente (non solo quella politica) doveva essere (e deve continuare ad essere) subalterna e mediocre… perciò è stato tollerato anche che in larga parte fosse pure farabutta e ladra.

Qui purtroppo scontiamo anche il terribile difetto di tanti italiani: la “cultura” della furbizia. La furbizia non è intelligenza. E’ solo autolesionistica stupidità. E’ su questo che per decenni dittatori, politici da avanspettacolo, populisti di ogni risma, hanno fatto leva per imporsi e creato danni economici e morali irreparabili.

Rilettura storica di quegli anni

Allora è necessaria una rilettura-riflessione su quegli anni, perché lì si trova tanto dell’attualità e delle origini delle cancrene che rendono impossibile fare della nostra Italia un Paese normale e più civile, a partire da piccole comunità come le nostre.

Oggi la voce organizzata dei giovani è molto più flebile rispetto a quegli anni. Milioni di giovani italiani, oggi più che mai, sono le vittime designate della crisi, costretti ad emigrare all’estero o subire l’umiliazione e l’emarginazione in patria. Una larga parte della nostra classe politica e dirigente è affollata di incompetenti, furbastri e corrotti (e dove c’è corruzione c’è lo sporco e dove c’è lo sporco ci sono le mafie…); questo ha fatto di questi nostri giovani una generazione di precari. Ai giovani gli hanno (gli abbiamo) rubato la cosa più preziosa che possa avere un giovane: la speranza nel futuro.

Ragazzi, incazzatevi!

Allora ragazzi, incazzatevi, incazzatevi, incazzatevi. Ma siate sempre onesti e leali, così la vostra rabbia avrà ancora più senso e forza. In una canzone di Claudio Lolli (Incubo numero zero) c’è una frase ripetuta più volte che fa riflettere: “… La paura di svegliarsi un mattino senza più la voglia di cambiare…”. Una cosa terribile!…

Leggi il libro online oppure presso la sede della Radio Talpa Z, in Via Del Prete a Cattolica.

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