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Published on luglio 23rd, 2015

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IL RICORDO DI CAGNET di Guido Calbi

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RICORDO DI CAGNET
ARTISTI SI NASCE
Guido Calbi racconta Mario Del Bianco in arte Cagnèt (9/7/1938 –
21/6/2015) – dalla Piazza di luglio 2015

“James l’è al tu mument, va sò!”. Al cinema Cielo, un sedicente
illusionista cerca volontari da ipnotizzare. Mario coglie al volo
l’esortazione degli amici! Sale sul palco e si siede. Con voce più
stridula che stentorea, “A me gli occhi” intima il mago. In sala si
levano i primi divertiti mormorii. Ma quando Mario inizia a massaggiarsi
il naso e si alza in piedi, “Ai sin burdèl”, ridacchiano gli amici. In
un attimo, capelli con ciuffo a sinistra e baffetti, Cagnèt fa Hitler,
“…wir machen ein Blitzkrieg mit unsere Panzer Division…” urla con
gli occhi da matto. Il mago, stupito prima, e desolatamente rassegnato
infine, si siede. L’estemporaneo, esilarante monologo manda il pubblico
in visibilio.
Artisti si nasce ! Mario non imita Hitler, in quel momento lo è. Niente
e nessuno può interrompere la sua trance recitativa: altro che ipnosi!
Tutti hanno visto e ammirato le commedie di Mario, in tanti le hanno
recensite. Superfluo aggiungere commenti, parlare del Cagnèt attore,
ingabbiato in un copione dal regista Cagnèt. Meglio (fatti non foste..)
ricordare il suo essere versatile, imprevedibile Ulisse. Un artista
integrale del vivere: invenzioni, sfiga, cazzate, amicizia, Juventus, tutto.
Dalle suore c’è scuola anche di pomeriggio, tranne sabato e giovedì. Ma
una volta, inflessibile, la maestra ci impone di lasciare le cartelle in
classe. Vuole obbligarci, la carogna, ad andare alla dottrina. Noi però,
abbiamo la partita di pallone. Ulisse, pardòn, Mangarel, (anche così
chiamiamo Mario) inventa il blitz. Sale in classe e affacciato alla
finestra: “Burdèl chi vò la borsa?”. Ma non attende la risposta, le
scaraventa tutte di sotto. Precocità del genio!
Mario ha gli occhi sorridenti, ma come i grandi comici, non ride per
primo alle battute che dice. E non le spara a raffica. Più spesso
ascolta, qualità dei grandi, come testimonia il suo sguardo dolce, ma
fermo. Solo se gli si parla male della Juve, scuote la testa e sbotta:
“Questa ant mi la duvev faè!” Sì: da fae, perché Mario, pur senza
accentuare, parla il delizioso, musicale dialetto della gente dal paort.
Racconta Sergio Prioli.
“Con Mario, Silvano, Mascilongo, siamo spesso al porto. Un giorno Mario
propone un’avventura. ‘A tulin la bèrca ad Sghin e a fèn un gir tal
doc’. Quando il vecchio caronte ci vede, sale sulla barca del collega
Labrigata e remando a tutta forza urla : “A v’amaz, nì olta!”.
Cagnèt, bandana da pirata, è in piedi a prua. Vista la mala parata,
ordina alla ciurma ‘Speronatelo!’ ahah”.
E ancora Sergio, il fortunato che, più d’ogni altro, si è goduto James
(nomignolo affibbiatogli da Silvano Silvagni, altro degno compare, per
assonanza con l’attore James Cagney).
“Alle industriali la prof di francese ha gambe da sballo. Ogni volta che
la vede, Mario si massaggia il naso (segnale infallibile che qualcosa
bolle in pentola) e “Uhm, huum, mugola. Un bel giorno, prima che lei
arrivi, Mario si accovaccia dentro la cattedra e “Aaaaaaaah” grida
impaurita la poveretta. E, al segretario Cermaria che, finto burbero,
gli chiede come mai era lì sotto, Mario : ‘Cercavo la gomma’”.
Cagnèt, Marione nostro, perché non hai portato in scena le tue
biografiche avventure? Nelle lunghe serate invernali dei favolosi anni
Sessanta, il cinema Cielo è, con i suoi doppio-programma, tappa quasi
obbligata. Ma se la bolletta impera, infinita è la fantasia… Mario si
proclama nipote, o meglio elegge a zio Francesc, padrone del cinema. “An
so al tu zì “ protesta, fintamente infastidito, il buon Forlani. Che poi
spalanca la porta. Infine il capolavoro “Zì av vèg strac stasera, andè a
durmì, a stag mè ma la cassa”.
La vicenda degli ultimi tempi è tristemente nota. Mario sta male. Cosa
che, con coraggioso ottimismo, non gli impedisce di ultimare il suo
ultimo lavoro: I vitelloni, una sorta di testamentum vitae.
Quando un personaggio è famoso e ancora più è amico universale, in paese
si parla di lui, ci si interroga, si ricorda. E’ così che viene fuori
questo spettacoloso ricordo. Ai bagni 33 vanno in scena Commedie
all’aperto! Raccontano Cesare Romani, Eraldo Pecci e soci.
“Mario è Ulisse che torna ad Itaca, dopo le infinite peripezie. Noi, gli
altri protagonisti dell’Odissea: Susanna è Penelope, il capo dei Proci
Antinoo, Eraldo. Portato al largo con un moscone, Cagnèt-Ulisse, deve
approdare. In riva al mare, quasi a simulare la città greca, un sacco
di gente… Ma quando Ulisse “Penelope, amore mio sono tornato”…
un’amara sorpresa lo attende. Lei è in intimità con Antinoo!
Ma già prima Cagnèt è il Dio Nettuno che appare dalle acque a invocare
il bel tempo…”.
Ci scusiamo per la sintesi estrema. D’altronde per narrare tutto Cagnèt,
ci vorrebbe un libro. Noi siamo qui, col cuore gonfio, vuoti.
Ci consola solo la certezza di essere stati SUOI fortunati amici.

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