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L'angolo dell'opinione

Published on luglio 28th, 2015

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FRANCO TURA: “PERCHE’ HO LASCIATO IL PD” (da La Piazza di luglio 2015)

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FRANCO TURA: “PERCHE’ HO LASCIATO IL PD” (da La Piazza di luglio 2015)
Una decisione che mi pesa.
Per chi come me crede che i partiti politici siano indispensabili per realizzare la democrazia, e per chi come me è stato iscritto al PCI assumendo anche incarichi di governo della città, abbandonare il PD, del quale faccio parte dalla sua costituzione, non è stato facile e questa decisione mi pesa.
La mia storia politica
La mia storia politica è stata, come tanti altri militanti del PCI della mia generazione nati da famiglie operaie di sinistra, che nel PCI hanno sempre visto un baluardo contro le politiche sociali dei governi di destra che si sono succeduti dal dopoguerra.
Anch’io dopo aver completato gli studi fino all’università grazie ai loro sacrifici, ho poi aderito al PCI non tanto per motivi ideologici, ma perché vedevo che era un partito che tutelava le classi più deboli. Pertanto l’evoluzione del PCI a PDS, DS e PD non mi ha mai procurato traumi, anzi ero contento in quanto la trasformazione in atto significava la realizzazione di quello che avevo sempre pensato. Ricordo l’entusiasmo con il quale accettai la politica del cosiddetto “compromesso storico” di Berlinguer, tant’è vero che nel partito mi soprannominavano il “socialdemocratico”.
DS e Micucci.
Non ho vissuto il periodo DS in quanto non ho condiviso a Cattolica l’atteggiamento del partito di lasciare completamente mano libera al Sindaco Micucci, pur riconoscendo la sua capacità creativa. Per la verità ancora oggi la città paga il peso di scelte sbagliate e il fardello dei debiti.
L’incontro con Bondi e l’Arcobaleno.
Dopo alcuni anni di assenza dalla politica attiva in occasione della preparazione delle elezioni comunali del 2004 ho avuto modo di ascoltare le proposte politiche di Alessandro Bondi che rappresentava un movimento denominato Arcobaleno e ne rimasi affascinato, tant’è vero che da quel momento partecipai assiduamente a tutti gli incontri nella storica sede di via Cavour.
Furono anni molto belli e intensi, dove ritrovai il gusto della politica attiva e ricordo ancora le battaglie più significative intraprese, alcune ottenendo dei risultati, come la realizzazione della Piazza del Tramonto dopo che la nostra azione politica contro la costruzione di tre manufatti lato Lampara, costrinsero l’amministrazione comunale a modificare il progetto, che aveva già previsto altri fabbricati. In altre battaglie purtroppo non riuscimmo a far comprendere l’inutilità della realizzazione dell’area VGS come pure la realizzazione delle cabine elettriche sul lungomare.
Oggi purtroppo è sotto gli occhi di tutti quanto fossero lungimiranti le nostre posizioni.
Nasce il PD.
Nel frattempo nacque il Partito democratico e anche a Cattolica un gruppo di giovani e meno giovani si riunivano per prepararne la costituzione.
Da subito partecipai e contemporaneamente frequentavo regolarmente anche gli incontri dell’Arcobaleno, tant’è vero che alcuni non vedevano favorevolmente questa mia doppia partecipazione, mentre a me sembrava una cosa naturale in quanto intuivo, per me che ho sempre creduto nei partiti, e anche per i ragionamenti che sentivo da ambo le parti, che fosse un fatto naturale l’unificazione delle due forze politiche.
Purtroppo, visto poi quello che avvenne dopo, non si realizzò il mio progetto, anzi in parte si realizzò ma con una legislatura di ritardo.
La giunta Tamanti.
Il nuovo gruppo del PD riuscì a candidare Marco Tamanti, aiutato nelle primarie anche da una parte dell’Arcobaleno, sconfiggendo l’ala “vecchia” con il gruppo Leo Cibellì, Piero Cecchini, Giovanna Ubalducci, Maurizio Piva.
Marco Tamanti diventò sindaco della città e a nulla valsero le mie insistenze affinché l’Arcobaleno facesse parte della giunta con Alessandro Bondi vice sindaco.
Sin dal primo momento Tamanti e la sua giunta composta da giovani che per la prima volta si erano avvicinati alla politica ed espressione di un gruppo molto attivo, fu avversato da coloro che erano stati sconfitti alle primarie. Iniziarono ad operare nella città mettendo in cattiva luce nei confronti dei cittadini la giunta Tamanti.
Alla fine questa giunta giovane non resse agli attacchi dell’opposizione e di parte del PD e Marco Tamanti fu il primo sindaco ad essere sfiduciato.
Caduto Tamanti, nessun dibattito interno
Questo fatto estremamente grave non suscitò un dibattito approfondito all’interno del partito e alcuni di coloro che furono responsabili della caduta, già erano al lavoro affinché Piero Cecchini avesse la candidatura per partecipare alle primarie, anzi quella candidatura fu conquistata dietro l’impegno di arrivare ad una legislatura con l’unità delle forze politiche del centrosinistra compreso l’Arcobaleno.
Nelle comunali vince il centrosinistra unito.
Questo impegno portò alle primarie fra Piero Cecchini e Alessandro Bondi (questo impegno comportò una importante rottura all’interno dell’Arcobaleno ancora non sanata) e Piero Cecchini divenne Sindaco della città e Alessandro Bondi divenne vicesindaco con delega al Bilancio.
Dopo poco più di un anno di governo della città l’operato del sindaco e della giunta non era ben visto nella città, soprattutto i rapporti con le categorie economiche lasciavano a desiderare e iniziarono in molti, specialmente ex Arcobaleno, a richiedere un’azione più incisiva da parte di Bondi che si limitava a far bene l’assessore al bilancio contribuendo, grazie alla sua competenza, a diminuirne notevolmente il passivo di bilancio, ma senza prendere alcuna posizione nei rapporti tra la giunta e la città.
La rottura e la cacciata di Bondi e Arcobaleno.
Dopo quasi tre anni di leale collaborazione da parte di Bondi il sindaco propose di modificare l’incarico a Bondi adducendo futili motivazioni proponendo il personale e togliendogli Bilancio e anche l’incarico di vice sindaco.
In verità il sindaco e chi lo aveva fatto eleggere aveva mal digerito la presenza di Bondi fin dall’inizio e ora cercava tutti i pretesti per rompere il patto di legislatura che era stato accettato controvoglia. Alessandro Bondi si dimise non potendo accettare una proposta così umiliante e molto debole fu la protesta della segreteria del PD e del suo nuovo segretario Alessandro Montanari che era succeduto a Giuseppe Prioli costretto a dimettersi dal sindaco.
Giunta-città, un rapporto incrinato.
Anche questo fatto incrinò il rapporto di questa giunta con la città, il cui operato non è ben visto da larga parte della cittadinanza.
A dimostrazione di questo nella città si è creata una frattura fra le categorie economiche e parte dei cittadini che ha provocato manifesti di protesta e un referendum sulla viabilità, nel quale vi è stata una partecipazione inferiore alle aspettative, ma comunque 2074 persone si sono espresse contro la viabilità proposta dagli amministratori, che già nell’esecuzione del primo stralcio sul lungomare, ha dimostrato tutte le sue criticità.
Un abbandono del PD dettato dalla sua politica locale.
Ho sintetizzato questo percorso per dire che il mio abbandono del PD non è avvenuto in un momento di rabbia, e nemmeno per il fatto che non condivido l’operato di Renzi alla guida del partito e del governo, in quanto ritengo che nonostante il coinvolgimento in scandali e il vergognoso comportamento del partito a Roma, vi siano ancora all’interno le forze sane che sappiano riportare il partito nella giusta direzione.
La mia decisione di lasciare il partito è dovuta al comportamento del partito e della amministrazione nella conduzione della città e la mancanza di collegamento con i cittadini e le categorie economiche, ed inoltre è già evidente la corsa dei presunti candidati Sindaco per le prossime amministrative.
In sintesi i fatti che non condivido. Il PD di Cattolica rifletta.
Ho riportato il percorso del PD per evidenziare tutti i punti che non ho condiviso e che non condivido: 1) Non aver aiutato Tamanti e la sua giovane giunta a superare le difficoltà dell’inesperienza, e aver fatto si che tanti giovani e meno giovani lasciassero il partito e la politica. 2) Aver accettato da parte di Giuseppe Prioli la carica di segretario del PD aiutato da Maurizio Piva.
3) Antonio Gabellini, che era il tutor di questa giovane giunta, non l’ha saputa difendere in maniera adeguata. 4) Aver accettato che Maurizio Piva e i suoi collaboratori abbiano determinato il Sindaco, la giunta, e il consiglio comunale e di permettere che ancora oggi, come si sta verificando, lo stesso metodo venga adoperato per la candidatura del prossimo Sindaco.
5) Aver rotto il patto di centrosinistra con l’Arcobaleno. 6) Non avere un progetto di città Turistica. 7) Non opporsi alla vendita delle farmacie comunali.
8) Voler realizzare il progetto PRODE che prevede in corso Italia dei lavori costosi e che rovinano la città. Tra l’altro prevede in corso Italia la demolizione della aiuola spartitraffico peggiorando dal punto di vista ambientale l’ingresso della città, per realizzare degli inutili parcheggi a spina di pesce che sia nel momento del parcheggio rallenteranno il traffico e soprattutto nel momento dell’uscita lo interromperanno.
Spero di poter meglio contribuire al miglioramento della mia città, impegnandomi con più libertà al di fuori del partito, assieme a coloro che hanno partecipato nel Comitato per il referendum e con il gruppo politico culturale rilanciamocattolica@gmail.com per dialogare con i cittadini e con le categorie economiche e dare una risposta operativa al forte malcontento che attraversa la città.

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